sabato 12 agosto 2017

(a cura Redazione "Il sismografo")
Speranza e scoraggiamento
Ci sono persone che ti affascinano vedendo fin dove arriva la loro speranza – hanno tanta passione dentro di loro che riescono a compiere ciò che pare impossibile.[1]  Sono persone che non si arrendono mai, nonostante le difficoltà che gli piombano addosso.  Sono persone capaci di remare contro corrente.  Sono persone che sperano contro ogni speranza.  La speranza è il motore della loro vita.  Sono convinto che nell’intimo di alcune famiglie, nei reparti ospedalieri, nelle celle di reclusione, nei centri di riabilitazione, nei corridoi della Casa ARKA e della Casa della Provvidenza ci sono esperienze di persone per le quali l’ossigeno della loro vita è la speranza.  Il più delle volte queste esperienze sono a noi sconosciute, ma sicuramente fanno sorridere il Buon Dio che non è mai indifferente dinanzi a situazioni simili anche se pesanti.
Persone così ci danno molto coraggio; ma non tutti sono così forti.  Conosco coloro che si scoraggiano davanti alle sfide della vita personale, familiare e sociale.  Conosco coloro che hanno perso ogni speranza in sé stessi e in coloro che li circondano.  Si è spento il motore della vita, la loro vita è diventata pesante, intrisa di incertezza, tristezza, paura e stanchezza.  Oggi l’uomo invece di avere paura della morte, ha paura del vivere;[2] tanto che a volte si dispiace al pensiero di dover cominciare la giornata!  Dal momento che la virtù della speranza viene sempre meno, c'è chi non vede altro attorno a se che il buio e pensa che tutto è perso!
Ciò che sto dicendo per ognuno di noi personalmente, vale anche per noi in quanto Nazione.  La ricchezza è aumentata e in alcuni casi abbondantemente.  I servizi sociali in aiuto di persone vulnerabili si sono allargate sempre di più.  Però la povertà è aumentata ancora e il povero facilmente si scoraggia.  Mi riferisco non solo alla povertà materiale, perché ormai abbiamo anche la povertà affettiva, intellettuale, emozionale e dei valori.  Il nostro tempo è contrassegnato da una serie di crisi personali, familiari, economiche e istituzionali.  Queste situazioni tragiche sono causa di angoscia, depressione, pessimismo e sfiducia nel futuro.  Tanto che oggi, c’è chi ha paura di impegnarsi nel matrimonio per formare una famiglia.  L’incertezza e la mancanza di stabilità nel mercato del lavoro fanno male ai nostri giovani perché vengono soffocati nella loro volontà di intraprendere iniziative a lungo termine.  Si ha l’impressione che si è creata una cultura del sospetto nei confronti di tutto e di tutti, capace di danneggiare le istituzioni della democrazia e della stessa economia.  La nostra Nazione ha urgente bisogno di speranza.
Mancanza di speranza nella nostra vita cristiana
La peggior disgrazia che ci può capitare è quando perdiamo la fiducia in Dio.  Non è così difficile trovarci nella notte oscura della fede, sospettando l’abbandono e la dimenticanza da parte di Dio, soprattutto quando siamo sotto torchio.  A volte ci stanchiamo aspettando l’intervento dall’Alto.  Inoltre, ci può capitare di perdere la nostra fiducia in Dio perché, consapevoli della nostra fragilità, abbiamo paura di essere abbandonati da lui.  Conosco alcuni che quando sono venuti faccia a faccia con il loro peccato, si sono ritirati indietro, allontanandosi da Dio, pensando di essere respinti da lui!  C’è chi pensa di interrompere le relazioni con Dio dal momento che non è in grado di rispettare la legge morale, anche perché le circostanze non lo permettono.  Come non può venire meno la nostra fiducia in Gesù se pensiamo ancora che lui è duro e che mieti dove non ha seminato e raccoglie dove non ha sparso (cfr Mt 25,26)?
Anche all'interno della comunità cristiana c’è chi si arrende. C’è chi è deluso perché non ha visto realizzate le molte speranze suscitate sessanta anni fa nella Chiesa dal Concilio Vaticano II.  Ci si perde d’animo quando si vede tanta resistenza a certe riforme nei diversi aspetti della vita della Chiesa.  Altri poi si sentono confusi davanti ad alcuni aggiornamenti della Chiesa a proposito degli orientamenti pastorali.  Purtroppo, ci sono anche dei profeti di distruzione, che nella loro ansia religiosa mettono più in evidenza le macchie anziché vedere quel tanto  di bene che c’è nell’uomo; si fermano di più alla debolezza piuttosto che apprezzare gli sforzi fatti, anche piccoli ma sinceri, della persona che cerca di compiere nel rialzarsi in piedi; sono più interessati a difendere alla lettera della legge piuttosto che l’uomo; per garantire la perfezione escludono tutto ciò che è imperfetto; per affermare la giustizia di Dio si mettono a controllare la sua misericordia.  Atteggiamenti di questo genere annullano ogni speranza nella persona umana e fanno della Chiesa ciò che non è, ciò che non dovrebbe essere mai.  Sull’esempio di Cristo, che “una canna infranta non spezzerà, non spegnerà il lucignolo fumigante, finché abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le genti” (Mt 12,20-21), la Chiesa è ed esiste per offrire una vera speranza all'umanità.
Tutti hanno il diritto di sperare
Si dice che chi vive di speranza muore disperato, ma non è vero invece che il danno maggiore che ci possa capitare è il perdere la speranza? Le virtù della fede e della carità sono necessarie, ma la speranza è tutto.  Il poeta Charles Péguy paragona queste tre virtù a tre sorelle.[3]  Tutte e tre escono sempre insieme e vanno mano nella mano: le due più grandi (la fede e la carità) tengono per mano la sorella più piccola (la speranza).  Secondo il poeta francese, non sono le sorelle grandi ad accompagnare la piccola, ma la piccola che trascina in avanti le sorelle grandi.  Se si ferma lei (la speranza), si fermano le altre due - se essa viene meno, vengono meno le altre due!  Ecco perché non possiamo permettere a nessuno di rubarci il diritto alla speranza.  È impossibile vivere senza speranza.[4]  Ma nella vita ci sono molte piccole e grandi speranze, e quindi si pone il grande interrogativo: quale è la speranza che non inganna?
Le conquiste ottenute dalla tecnologia, dalla scienza, dall’economia e dalla politica sono immense e siamo chiamati a essere grati per le speranze che hanno posto nei cuori di molti.  È un vero peccato che non tutti possono però beneficiare dei risultati ottenuti dall’uomo per mezzo di questi strumenti, anche perché c’è chi viene sfruttato per poter beneficiare dei loro frutti, come nel campo della salute o quando si ha necessità di servizi professionali!  Ma come questi strumenti possono aiutare molti per realizzare le loro speranze, così altrettanto questa “speranza sociale” può essere un fattore di grandi delusioni!  Anche quando questi strumenti sono messi in atto con equilibrio e responsabilità, ugualmente non soddisfano del tutto.  Capita non di rado che la vita ci sorrida, e anche se materialmente confortati, ci manca sempre ancora qualcosa!  In effetti, stando con la tasca piena non vuol dire avere un cuore pieno.  Pertanto, che tipo di speranza c’è che può dare serenità alla mente e al cuore?
La nostra speranza è in Dio
Diceva S. Agostino che il cuore umano riposa solo in Dio.  Dio è il fondamento di ogni speranza.[5]  Questo non significa che l’uomo spera di ottenere “qualcosa” da Dio, ma spera che Dio gli sia vicino e che sia con lui.  “Sono molti coloro che sperano di ottenere qualcosa da Dio, ma non lo desiderano.  Ma tu cerchi di desiderare solo Dio”.[6]  La risposta di Dio al tuo desiderio è la persona di Gesù Cristo.
È per questo che san Paolo scrive: “Gesù Cristo nostra speranza” (1 Tim 1,1).  Diversi racconti nei Vangeli ci fanno vedere Gesù che accompagna e incoraggia coloro che avevano perso la speranza, sia nel contesto sociale che in quello spirituale.  Quando una volta vide un uomo cieco dalla nascita, i discepoli gli chiesero: “Rabbi, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?” (Gv 9,1-2).  A differenza dei suoi discepoli, Gesù non inciampa nel peccato, non si perde sulle responsabilità morali; invece, prova ad accendere la fiamma spenta della speranza in quell’uomo riconoscendo le sue grandi potenzialità e così anche in tutti quelli deboli come lui; tanto che Gesù ha risposto così: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio” (ibid.).  Così mentre quelli che gli stavano attorno si sono fermati sulla colpa morale, Gesù ha avuto pietà di lui perché era senza speranza; ciò che la società civile e la comunità religiosa consideravano come rifiuto, agli occhi di Cristo diventano l'occasione affinché Dio possa comunicare se stesso; ciò che nel giudizio umano era una manifestazione di “peccato”, per Cristo è diventato manifestazione della grazia di Dio.
Il momento più alto nella vita di Gesù in cui ci riempie di questa speranza è l’evento della sua morte e risurrezione.  Nel Triduo Pasquale di Cristo Dio “è fiorita la speranza".[7]  Il nostro credere è un cammino di fede che ha inizio in un fatto storico: Gesù è morto per i nostri peccati, fu sepolto, e il terzo giorno risuscitò ed è apparso a Pietro e ai Dodici (cfr 1 Cor 15,3-5).  “Allora Gesù è vivo!”.[8]  Questo è il segreto della speranza del cristiano.[9]  La speranza cristiana è la speranza nella risurrezione.  Questi due termini sono così intimamente uniti che non possono esistere separatamente.  Non c’è speranza se non ci fosse stata la risurrezione, e la risurrezione vissuta nella speranza.[10]  Se Cristo non fosse risorto, vana è la nostra speranza.
Alla luce della risurrezione, anche il Crocefisso è segno di speranza.  Come ci insegna Papa Francesco, Gesù Crocefisso è questa speranza che è germogliata proprio per la forza dell’amore: perché l’amore che «tutto spera, tutto sopporta» (1 Cor 13,7), l’amore che è la vita di Dio ha rinnovato tutto ciò che ha raggiunto.  Così, a Pasqua, Gesù ha trasformato, prendendolo su di sé, il nostro peccato in perdono. la nostra morte in risurrezione, la nostra paura in fiducia. Ecco perché lì, sulla croce, è nata e rinasce sempre la nostra speranza; ecco perché con Gesù ogni nostra oscurità può essere trasformata in luce, ogni sconfitta in vittoria, ogni delusione in speranza.[11]
Quando si spera, si è in attesa di qualcosa che non è in atto al momento presente.  La nostra speranza in Dio non è la stessa cosa, perché Dio è già alla nostra porta: “Ecco, sto alla porta e busso.  Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui” (Ap 3,20).  Ha le mani sulla porta ma non può entrare se non sono io ad aprire la porta.  Dal momento che trascuriamo le cose di Dio, la nostra speranza è che Dio rimane ad attendere  che gli apriamo la porta per entrare.  Dio rimane in attesa di noi anche quando lo rinneghiamo.  Se non fosse libero l’uomo nei confronti di Dio, che bisogno avrebbe il buon Dio di sperare nei nostri confronti?  Dio continua ad avere fiducia perché sa bene – sa che siamo deboli e facili nel fare delle scelte sbagliate.  Ecco perché, mentre lui non si stanca di rimanere fuori “della porta”, sa essere generoso con noi e ci dà il dono della speranza.
Ecco perché è uno scandalo quando noi cristiani guardiamo con un paio di occhiali scuri.  Vale anche per noi oggi il rimprovero di uno dei Padri della Chiesa: “Cristiani, dove è la vostra speranza?”[12]  E San Giovanni Crisostomo: “non è il peccato che ci porta alla dannazione, ma la mancanza di speranza”.[13]  Non v’è alcuna circostanza, per quanto negativa possa essere, che ci deve trattenere, come ha detto bene pochi giorni fa Papa Francesco, “i cristiani non credono nell’oscurità, ma nel chiarore del giorno; non soccombono alla notte, ma sperano nell’aurora; non sono sconfitti dalla morte, ma anelano a risorgere; non sono piegati dal male, perché confidano sempre nelle infinite possibilità del bene.  E questa è la nostra speranza cristiana.”[14]
Per questo vi faccio coraggio.  Nonostante le tante e grosse difficoltà che incontriamo, anche quelle nel campo spirituale, dal momento che Dio si sta offrendo di essere nostro compagno di viaggio, non ci possiamo arrendere mai.  “L’etica della paura”[15] vede solo le crisi, ma “l’etica della speranza”[16] si mette in cerca delle possibilità nascoste nelle crisi.  Ricordiamoci che dove c’è il pericolo, potrebbe crescere e svilupparsi ciò che ci può salvare;[17] ci si può trovare nel bel mezzo dell’inverno, e scoprire  che vi è in te un’invincibile estate.[18]
Il discernimento
Sperare non significa rimanere inerti!  La speranza è il frutto di un discernimento saggio che ognuno fa per trovare la sua strada.  Dicendo “crisi” non si intende solo qualcosa che va superata; significa anche indagare, vagliare e giudicare.  Quando si sta in crisi, e si continua ad avere fiducia, vuol dire che uno ha esaminato e riconosciuto l’essenziale costruendoci sopra.[19]  Il discernimento, esercizio che richiede tempo, è necessario, perché la realtà non è sempre ciò che appare a prima vista.  La persona umana è qualcosa di più di ciò che osserviamo coi nostri sensi.  Al difuori dell’uomo che si vede, c’è quello interiore in grado di avere pietre preziose nascoste.  L’uomo che spera è in grado di tirare fuori alla luce del giorno questo tesoro; ma per avere successo, deve mettercela tutta.  Sant’Agostino dice che la speranza ha due figlie simpatiche: la rabbia e il coraggio; la rabbia per le cose come sono e il coraggio per non lasciare le cose come sono.  Queste due emozioni ci introducono al discernimento che “deve aiutare a trovare le strade possibili di risposta a Dio e di crescita attraverso i limiti.  Credendo che tutto sia bianco o nero, a volte chiudiamo la via della grazia e della crescita e scoraggiamo percorsi di santificazione che danno gloria a Dio.  Ricordiamo che un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito a Dio della vita – dall’esterno sembra buono - esteriormente corretta - di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà.”[20]
False speranze
Per la comunità cristiana, il dono della speranza è una responsabilità, nel senso che è nostro dovere aiutare perché nella società si aprino orizzonti e progetti di speranza per gli altri.  Benché la speranza cristiana non poggia su alcun sistema di pensiero o ideologia ma su Dio, è sempre speranza umana.  Ecco perché dobbiamo cercare di integrare l’aspetto teologale della speranza con la speranza sociale.[21]  Non possiamo offrire speranze a basso prezzo solo per sodisfare il desiderio dell’uomo.  Come quando offriamo la droga per la ricreazione e quella legalizzata.  Non riusciamo a soddisfare l’uomo dandogli ciò che chiede, dobbiamo provvedere per lui ciò che egli merita e gli dia dignità.  È una cosa buona dare speranza agli immigranti provvedendo loro per il lavoro, ma se lavorano in condizioni precarie e ricevono stipendi inferiori a quanto gli è di diritto, si tratta di una nuova forma di schiavitù.
Pertanto, ognuno secondo la sua competenza, è chiamato ad aiutare la Nazione a discernere le strade della speranza.  Avverto la necessità di ritornare sul discorso che Papa Francesco ha fatto ai capi di stato e di governo dei paesi membri dell’Unione Europea, indicando alcune piste che potrebbero rendere l’Europa ancora una volta “fonte di speranza”.  La società ritrova la speranza: (1) quando l’uomo è il centro e il cuore delle sue istituzioni; (2) quando si rafforza la solidarietà che comporta la consapevolezza di essere parte di un solo corpo e nello stesso tempo implica la capacità che ciascun membro ha di “simpatizzare” con l’altro e con il tutto; (3) quando non si chiude nella paura di false sicurezze; (4) quando investe nello sviluppo e nella pace; (5) quando si apre ai giovani, offrendo loro prospettive serie di educazione, reali possibilità di inserimento nel mondo del lavoro; (6) quando  investe nella famiglia; (7) quando rispetta la coscienza e gli ideali dei suoi cittadini; (8) quando difende la vita in tutta la sua sacralità[22] e rifiutando aborto e eutanasia.
L’Assunzione: contrassegno di speranza
Fra qualche giorno celebreremo la solennità di Maria Assunta in Cielo, un evento importante nella narrazione della speranza cristiana.  Tanto che, la Pasqua dell’Assunta si capisce solo alla luce della Pasqua di Cristo.  In Maria, Assunta in Cielo, si realizza pienamente il mistero pasquale di Cristo.[23]  Se la Pasqua di Cristo è il fondamento della speranza cristiana, l’Assunzione di Maria è la conferma della positività del destino nostro e della storia – è garanzia dell’amore di Dio che vince su tutto ciò che è male e sulla morte.
Ciò che noi chiamiamo “la Quindicina di Santa Maria”, nella Chiesa Bizantina viene chiamata “la quaresima breve della Beata Vergine”.[24]  Come in Quaresima noi ci prepariamo per la Pasqua di Cristo, così durante questi quattordici giorni, con la preghiera e la penitenza, aspettiamo la Pasqua di Maria, la “festa delle feste” in onore della Madre di Dio e Madre nostra.  Per evidenziare meglio il legame intimo tra la Pasqua di Cristo e la Pasqua della Chiesa, anticipata nella persona di Maria, come la Chiesa ha la Veglia di Pasqua, così loro celebrano la Veglia dell’Assunta: come nella notte tra il Sabato e la Domenica di Pasqua la Chiesa non dorme ma veglia aspettando la risurrezione di Cristo, così alla vigilia della Festa di Santa Maria la comunità cristiana veglia in preghiera e con il canto perché all’alba il 15 agosto viene ricolmata dalla speranza che porta con se Colei che è assunta in Cielo.
Da quasi due decenni, la Chiesa di Gozo celebra questa Veglia dell’Assunta difronte al Santuario Nazionale Mariano della Madonna di Ta’ Pinu.  È mio desiderio che questa Veglia Mariana continui ad essere una celebrazione liturgica speciale nel calendario della comunità cristiana, per aiutarci a mantenere lo sguardo sull’Assunta, che “brilla ora innanzi al peregrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore”.[25]  Nella vita c’è un tempo per ogni cosa, ma abbiamo bisogno di fare delle scelte per estirpare la spiritualità mondana che si sviluppata nel corso degli anni.  Quindi esorto voi famiglie, gruppi giovanili, comunità parrocchiali, comunità di vita consacrata e voi miei fratelli sacerdoti a mantenere l’annuale appuntamento di questa Pasqua estiva.
Vi dico ancora una volta con tutto il cuore: Abbiate coraggio!  “Attualmente la nostra vita è la speranza, più in là sarà nell’eternità”.[26]  Tanto quanto siamo “il popolo di Pasqua e Alleluia è  il nostro canto”,[27] altrettanto siamo “il popolo dell’Assunta e Alleluia è il nostro canto!”
“Il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nella fede, perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo.” (Rm 15,13).
Oggi, 11 Agosto 2017, memoria liturgica di Santa Chiara d’Assisi.
X Mario Grech
Vescovo di Gozo
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[1] Soren Kiekegaard.
[2] Marc Augé, Le nuove paure. Che cosa temiamo oggi, Torino 2013, 9.
[3] Charles Péguy, Il portico del mistero della seconda virtù, f’I misteri, Milan 1984.
[4] Fjodor Dostoevskij.
[5] Benedetto XVI, Lettera enciclica Spe Salvi, 1.
[6] Sant’Agostino, Enarrationes in Psalmos, 39, 7-8.
[7] Papa Francesco, “Cristo Risorto nostra speranza”, Udienza Generale, 19 aprile 2017.
[8] Ibid.
[9] Dietrich Bonhoeffer, Resistenza e resa, 1988, 451.
[10] Gabriel Marcel, Dialogo sulla speranza.
[11] Papa Francesco, “Speranze del mondo e speranza della Croce”, Udienza Generale, 12 aprile 2017.
[12] Illario di Poitiers, Commento ai Salmi, 118, 15,7.
[13] Ara Jürgen Moltmann, Theology of hope, 1967, 29.
[14] Papa Francesco, “Il battesimo: porta della speranza”, Udienza generale, 2 agosto 2017.
[15] Hans Jonas.
[16] Moltmann, Ethics of hope, 2012.
[17] Friedrich Hölderlin, “But where there is danger, a rescuing element grows as well”, in Patmos.
[18] Albert Camus, “Ho compreso, infine, che nel bel mezzo dell’inverno, ho scoperto che vi era in me un’invincibile estate”, nell’Invincibile estate.
[19] Papa Francesco, Discorso ai Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea, in occasione del 60° Anniversario della firma dei trattati di Roma, 24 marzo 2017.
[20] Papa Francesco, Esortazione apostolica Amoris laetitia, 305.
[21] Bartolomeo Sorge, Abitate dalla Parola tracciamo sentieri di speranza.
[22] Papa Francesco, Discorso ai Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea, in occasione del 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma, 24 marzo 2017.
[23] Papa Benedetto XVI, Omelia dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, 15 agosto 2012.
[24] E.M. Toniolo, La veglia dell’Assunta con salmodia e tropari della liturgia Russa, Roma 2001.
[25] Concilio Vaticano II, Costituzione dogmatica Lumen Gentium, 68.
[26] Sant’Agostino, Commento ai Salmi, 103, 4,7.
[27] Parole attribuite a a Sant’Agostino; cfr Giovanni Paolo II, Angelus, Adelaide (Australia), 30 novembre 1986.